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Keanu Reeves, Umiltá: un uomo che puó tanto per sé ma fa tanto per altri.

Gen 29

Keanu ReevesUmiltá. Keanu Reeves.

Abbandonato dal padre a 3 anni, cresciuto con 3 diversi patrigni, dislessico, il sogno di diventare giocatore di hockey infranto da un brutto incidente, una figlia morta durante il parto, sua moglie morta in un incidente stradale… con tutto quello che ha passato Keanu Reeves aiuta costantemente le persone che ne hanno bisogno, senza cercare pubblicità mediatica. Ha donato somme stratosferiche agli ospedali. Lo scovarono a passare una mattinata con un barbone a Los Angeles, stando ad ascoltarlo e condividendone la vita per qualche ora. Quest’uomo potrebbe acquistare tutto e invece ogni giorno si alza e sceglie una cosa che non si può comprare: l’UMILTÁ. ©

*LorySmile* L.C. http://lorysmile.altervista.org

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Filosofia: la regola, la scienza della vita umana.

Gen 22

filosofiaLa filosofia, che non è una disciplina astratta, è la regola, la scienza della vita umana; essa per propria natura è unita, è legata, s’identifica con la stessa vita dello spirito umano di cui studia l’origine, la natura ed il fine: dove vi è la filosofia, vi è la vita e dove vi è la vita, vi è la filosofia; di qui il detto « vivere est philosophari » e non « primum vivere deinde philosophari ». Filosofia e vita sono connaturate alla stessa essenza dell’uomo, come essere e ragione sono intimamente uniti: « la filosofia non è qualcosa di avulso dalla vita nella sua concretezza, ma è anzi la vita stessa »; « una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta ».

L’uomo è filosofo per natura, ha innato il desiderio di sapere; egli, in quanto dotato di ragione, si vuol dare spiegazione completa delle cose e degli esseri, di tutta la realtà. La filosofia si è iniziata il giorno in cui l’uomo (per essere prima filosofo che scienziato) ebbe coscienza di sé, cioè quando si diede a pensare, a riflettere di fronte alle manifestazioni della natura, a meditare e risolvere i problemi più importanti della vita pratica, della vita concreta, a spiegarsi i vari e assillanti « perché » della sua vita, quindi il desiderio di sapere è antico quanto l’umanità. L’uomo, per il fatto che è uomo, è già potenzialmente filosofo; egli per natura desidera spiegarsi cose e fatti, desidera conoscere per agire ed agire per conoscere.

Una eventuale rinuncia a fare della filosofia, comporterebbe per l’uomo rinunciare ad un vivo bisogno, a vivere consapevolmente nel proprio periodo, a non aver coscienza dei problemi della vita umana, ad accettare quanto in parte dicono le singole scienze. La filosofia influisce talmente sull’orientamento, sul comportamento della civiltà della vita degli uomini, da far dire: « ditemi che filosofia segue, ed io vi faccio la storia di un individuo, di una nazione » per cui, è errata l’affermazione del diffuso aforisma, secondo cui la filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si resta tale e quale, è errata la considerazione della gente comune di ritenere il filosofo come l’essere che vive fuori della quotidiana realtà (considerazione desunta dal racconto di Aristofane secondo cui Talete per guardare le stelle cadde in un fosso).

Nel corso dei secoli è stato scritto sulla filosofia: da Fiatone: « è la scienza che cerca ciò che è costante nelle mutazioni, l’universale nei particolari, l’unità nelle molte cose », da Aristotele: « tutti gli uomini per istinto di natura desiderano di sapere… noi allora notiamo di avere la scienza di una cosa, quando stimiamo di conoscere le cause »; da Epicuro: « chi dice che non è ancora tempo di filosofare, è simile a colui il quale dice che non ancora è giunto il tempo per godere di una vita beata »; da Piotino: « è la cosa più nobile »; da Seneca: « la natura ci ha elargito un intelletto avido di sapere »; da Cicerone: « è la scienza delle cose divine e umane, rerum divinarum humanarumque »; « meglio vivere un giorno di filosofia che tutta un’immortalità da dissennato »; da S. Tommaso: « è l’aspirazione a conoscere, per mezzo delle cause, le cose esistenti e possibili e i loro rapporti più intimi e lontani »; « sapientis est altissimas causas considerare »; da Cartesio: « insegna a ben ragionare »; da Berkeley: « lo studio della sapienza e della verità »; da Wolff: « la scienza di tutte le cose possibili e del come e del perché sono possibili »; da Kant: « la scienza degli ultimi fini della intelligenza umana »; da Rosmini: « la scienza delle ragioni ultime, cioè delle risposte soddisfacenti che l’uomo da agli ultimi perché »; da Comte: « è la regina di tutte le scienze perché le dirige tutte »; da Spencer: « è la conoscenza nel suo più alto grado di generalità »; «la scienza completamente unificata»; da B. Spaventa: «l’ultima e più chiara espressione della vita di un popolo »; da Bonatelli: « si ha la filosofia quando si penetra fino al midollo della cosa, quando si arriva a quelle verità, trovate le quali, la ragione non ha più altro da chiedere »; da Gentile: « ha tale natura da investire tutta la personalità e compenetrare di sé tutta la cultura »; da Wundt: « l’acquisizione di una concezione generale del mondo e della vita, che soddisfi alle esigenze della ragione e del cuore »; da Windelhand: « è la scienza critica dei valori universali »; da Whitehead: « fornisce una spiegazione organica dell’universo ».

Tutti gli uomini, in quanto dotati di ragione, desiderano sapere, si pongono la soluzione dei fondamentali problemi, filosofano; homo naturaliter scire desiderai. Però non tutti gli uomini riescono a spiegare in modo chiaro, preciso ed esauriente i vari problemi che si presentano alla loro considerazione, di qui la distinzione del filosofo comune dal filosofo di professione. Mentre il filosofo comune, volgare, dilettante affronta i fondamentali e generali problemi del mondo, di se stesso e di Dio con il senso comune, in forma inconscia e saltuaria, con mente primitiva, in modo pratico, vago e superficiale, e si limita alla constatazione dei fatti, il filosofo di professione, il ragionatore, il filosofo propriamente detto, inteso in senso stretto, tratta i problemi della natura, dell’anima e di Dio in modo razionale, riflessivo, con vera capacià intellettuale, con intento e con attenzione, al fine di indagare sulle cause ultime, sui supremi principi dell’essere, del conoscere e dell’operare, di ricercare nella molteplicità delle cose un principio unificatore, di ottenere una visione integrale, profonda e totale della realtà.

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Storia della bellezza: costumi, trucchi, moda nella storia.

Gen 15

Evoluzione storica dei canoni estetici.

Si parla di canoni estetici, o di “bellezza” solo dall’epoca classica, per questo da fonti documentate possiamo solo capire come in varie epoche diverse culture cercavano di far apparire gradevole il proprio aspetto. Già nell’età dell’antico Egitto, già tremilacinquecento anni prima di Cristo, importavano oli, minerali ed unguenti dall’oriente ed i sacerdoti confezionavano in recipienti di alabastro, timo, mirra, origano, lavanda, incenso, olio di sesamo, olio di oliva ed olio di mandorle. I prodotti venivano usati per la mummificazione, ed altri come unguenti per il viso e per il corpo; sulla scia degli antichi egizi, altri popoli del mediterraneo assimilarono tali tecniche. Nell’antico Egitto era diffusa anche la cosmesi, e non solo tra donne, per il bistro (kohol) era largamente usato l’antimonio, gli Ebrei invece si limitavano ad oli e profumi, ma non cosmetici. Nell’età classica tra i Greci non è chiaro quale fosse il concetto preciso di bellezza tra gli antichi ellenici nel periodo pre-classico; Omero attribuiva la perfezione fisica agli eroi e le divinità, l’armonia e perfezione del fisico, con guance rosate per gli uomini e occhi cerulei con bianche braccia se erano donne. Uomini e donne usavano oli profumati di rosa, gelsomino e nardo per ungere il capo ed il corpo dopo il bagno e le donne erano solite truccarsi il viso con una crema a base di biacca proveniente da Rodi; tale usanza delle donne era però vietata durante i lutti e le cerimonie dedicate a Demetra. I romani a contatto con la cultura dell’antica Grecia (dopo aver vinto i Greci) ne assimilarono le usanze e costumi. Nel I secolo a.C. Vitruvio scrisse: ” … la natura ha composto il corpo umano in modo tale che il viso, dal mento all’alto della fronte e alle più basse radici dei capelli, fosse la decima parte del corpo; la terza parte del viso, considerata in altezza, è dal mento alla base delle narici; un’altra terza parte è costituita dal naso stesso considerato dalla base delle narici al punto d’incontro delle sopracciglia e la terza parte va da lì alla radice dei capelli.”

I dipinti e resti archeologici ci dicono abbastanza degli usi dei romani; Ovidio addirittura pubblicò un manuale della bellezza ( “De medicamine faciei feminae” ). A Roma non si conosceva il sapone, anche se ci viene tramandato il famoso bagno di latte di Poppea, e tutti lo usavano come detergente, dopo il bagno era solito cospargersi di olio di oliva. Successivamente i romani impararono ad usare una forma primitiva di sapone diffusa fra i Celti. Nel Medioevo le invasioni dei popoli dell’Europa nord-orientale e lo sconvolgente mutamento culturale che ne consegue per l’ex Impero Romano, rendono superfluo tutto ciò che non è un bisogno primario: i modelli estetici classici non hanno alcun senso e gli invasori possono proporre, tutt’al più, l’uso di burro acido per lucidare i capelli. Ma anche questi selvaggi conquistatori furono lentamente conquistati dalla civiltà dei vinti. Finalmente per un po’ di buon gusto bisognerà aspettare l’epoca feudale ( X sec. d.C. ), quando dai castelli franco-provenzali si diffonde il modello culturale cortese che restituisce una qualche gentilezza al vivere civile. Ne deriva un recupero di valori tra i quali l’apprezzamento per la bellezza, specie quella femminile, esaltata dai trovatori che, viaggiando di corte in corte, diffondono con i loro canti la fama di bellissime castellane che, senza averne piena coscienza, contribuiscono a creare dei nuovi canoni estetici, pur se quasi esclusivamente femminili.

venereE’ il modello di una bellezza nordica quello che si impone, prima attraverso la letteratura, poi attraverso le conquiste militari: la carnagione chiara, i capelli biondi e gli occhi azzurri, che sono caratteristiche fisiche di Normanni e Svevi, diventano il segno della distinzione sociale e condannano i più diffusi colori scuri, tipicamente mediterranei, ad essere indice di subalternità. “Biondo era di bello e di gentile aspetto.” disse Dante presentando Manfredi di Svevia, e bionde sono le madonne sacre o profane che siano. I manuali di bellezza dell’epoca suggeriscono alle donne come rendere candido e liscio il viso con biacca, allume, borace, limone, aceto e chiara d’uovo, e biondi i capelli con tinture e lozioni a base di vegetali e minerali, rosse le labbra con minio e zafferano e bianchi i denti con la salvia. Benché la morale cristiana condanni questi costumi (v. Jacopone da Todi nella Lauda “L’ornamento delle donne dannoso”) o la satira ne faccia oggetto di sberleffo (v. Boccaccio in “Corbaccio”) la moda imperversa e le donne stesse preparano da sé i loro belletti se non possono ricorrere ai “merciai”.

Nel Rinascimento l ‘ammirazione per il bello inteso come perfezione e armonia riporta in primo piano i canoni estetici classici ed il bisogno di ricercare rimedi indispensabili per rendere perfetto ciò che non lo è del tutto. Nel 1562, G. Mariniello scrive il primo trattato di cosmetologia dell’Occidente (“Gli ornamenti delle donne”) e non è un caso che a farlo sia un italiano: in Italia infatti predomina una concezione di vita che celebra la bellezza del corpo e gli italiani sono i primi artefici dei profumi. Grazie ad i mercanti veneziani o fiorentini preziose sostanze orientali vengono riversate sul mercato per soddisfare le aspirazioni di uomini e donne desiderosi di piacere e di piacersi; una vera mania per i belletti ed i profumi si diffonde nelle classi più abbienti: vaporizzazioni di mercurio, bistecche crude sulla pelle, ricette segretamente preparate e riservate a pochissime elette permettono alle dame delle corti signorili di avere quell’aspetto che pittori come Botticelli o Tiziano hanno eternato. Quando Caterina de Medici sposa il re di Francia porta con sé, a Parigi, Renato il suo profumiere personale che darà origine ad una produzione locale di cosmetici (seconda metà del 1500).

Tra il 1600 ed il 1700 è l’epoca delle teste incipriate, dei nei finti su viso, spalle e décolleté. La toilette di dame e cavalieri esige parecchio tempo: bisogna preparare il viso con poca acqua e alcool profumato; vi si stende sopra un unguento fatto con pasta di mandorle e grasso di montone e poi la biacca. Il viso diventa una tavolozza su cui col bistro si ridisegnano occhi e sopracciglia e si spennella un liquido rosso (in ben 12 sfumature!) per dar colore. Addirittura si usa una sorta di cosmetico blu per sottolineare le vene. Il modello estetico viene sempre dalla corte, specialmente quella di Francia, e a Parigi, Mademoiselle Martin, profumiera reale, è l’arbitro dell’eleganza femminile. A soddisfare prontamente i bisogni estetici dei cortigiani sono addirittura poste in commercio delle trousses che contengono belletti bianchi e rossi, matita per labbra e nei finti.

In Inghilterra invece, nel 1770, il Parlamento emette un decreto secondo il quale sarà condannata come strega qualunque donna abbia conquistato un marito tramite capelli finti, tacchi alti, profumi e belletti ed il matrimonio sarà annullato. Nell’età contemporanea i radicali mutamenti determinati dalla rivoluzione industriale e l’avvento della borghesia portano nuovi modelli di vita e nuovi costumi. Lo spirito pratico dei borghesi è immune dai fasti e dagli eccessi coltivati finora; anzi, gli ideali forti del Romanticismo fanno emergere l’interiorità di uomini e donne il cui aspetto fisico sarà specchio di animi tormentati e inquieti: “Solcata ho la fronte, occhi incavati intenti crin fulvo, emunte guance, ardito aspetto, labbro tumido acceso e tersi denti, capo chino, bel collo e largo petto; giuste membra.” Si presenta così Ugo Foscolo (1778-1827), affascinante esemplare maschile dell’epoca. Il vero diventa soggetto dell’arte e questo canone porta alla ribalta le classi sociali subalterne e, per la prima volta nella storia, si scoprirà la bellezza anche in personaggi minati dalla tisi, filatrici di seta, lavandaie e sartine, in contadini e pescatori. Una relativa sobrietà di costumi tipicamente borghese coinvolge le classi sociali più abbienti e la bellezza non è più potenziata da “ritocchi” evidenti e da abiti particolarmente sfarzosi che sono invece riservati alle donne di malaffare.

Il progresso industriale consente il nascere delle prime industrie cosmetiche e nel 1890, a Parigi, Madame Lucas fonda la prima Maison de Beauté. Il XX secolo si apre su scenari drammatici: la Prima guerra mondiale porterà morte e fame in Europa e ci sarà poco da disquisire su ciò che è bello; la situazione si ripete tra un ventennio con la Seconda guerra mondiale. In mezzo, in Italia e Germania, la dittatura che, programmando la vita quotidiana del popolo, proporrà modelli autocelebrativi: uomini belli e virili come il capo fatti per essere soldati e donne floride e prosperose fatte per essere spose e madri di soldati. Negli anni venti comunque, per la prima volta nella storia, le donne avevano voluto tagliare i capelli alla garçon, avevano abbandonato abiti lunghi, sottogonne, busti e gardenfant per indossare abiti dalle linee morbide e scivolate e soprattutto dall’orlo al ginocchio. Nel secondo dopoguerra sarà il cinema, soprattutto quello americano, a proporre i nuovi canoni: le vamp bionde platinate, brune appetitose o rosse incendiarie, tutte formose, saranno le ispiratrici della moda, del look, dello stile di vita di donne di ogni ceto sociale mentre per gli uomini varranno i modelli del duro, del rubacuori o del bel tenebroso. Lo sviluppo successivo di altri mezzi mediatici, televisione e rotocalchi in particolare incentiveranno la tendenza, sempre più attuale, ad assumere come canoni quelli proposti dal mondo dello spettacolo e delle passerelle.

Le migliori disponibilità economiche ed i nuovi ritrovati della scienza, della cosmetologia, delle tecniche chirurgiche e della medicina, consentono a uomini e donne della nostra epoca di adeguarsi sempre più pienamente ai modelli proposti e scelti alla ricerca di una perfezione che, purtroppo con la cultura del consumismo ha l’inconveniente di passar presto di moda.

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Sette modi per svegliarsi rinunciando al caffè.

Gen 08

caffeSe appartenete alla categoria di coloro che al mattino, prima di poter fare qualsiasi cosa, ha bisogno della personale dose di caffè, sappiate che esistono altri metodi di risveglio, altrettanto efficaci.

A sostenerlo è l’Asapscience, canale YouTube creato nel 2012 dai biologi canadesi Mitchel Moffit e Gregory Brown, che non crea semplicemente video virali, ma scientificamente affidabili. Attraverso un video vengono esposti 7 metodi alternativi al caffè mattutino:

 

1. LUCE SOLARE

Esponendosi alla luce mattutina, il corpo comincia a produrre meno melatonina, ormone fondamentale per la regolamentazione del ritmo sonno-veglia, incentivando così il risveglio. Nel caso, però, in cui non si avesse la fortuna di alzarsi già con la luce del sole, si potrebbe far ricorso alle lampade che si illuminano gradualmente mimandone le proprietà.

2. CONCLUDERE LA DOCCIA CON L’ACQUA FREDDA

Al termine della doccia mattutina, un ultimo getto di acqua fredda attiva la regione del cervello che regola lo stato di veglia, oltre ad avere il beneficio ulteriore di aumentare il metabolismo.

3. IDRATAZIONE

Durante la notte, respirando e sudando, si perdono liquidi. Per questa ragione la mattina un bicchiere d’acqua è molto importante, proseguendo poi per tutta la giornata.

4. COLAZIONE SANA

Banalmente, fare una sana colazione è fondamentale. Con sana si intende priva di prodotti ricchi di grassi e zuccheri, che diminuiscono il senso di allerta, bensì abbondante di carboidrati e fibre.

5. SUCCO D’ARANCIA

Bere un succo d’arancia può giovare perché contiene flavonoidi e rende più vigili aumentando le capacità cognitive.

6. ESERCIZIO FISICO

Fare esercizio fisico può essere un’altra soluzione. Il movimento fornisce ossigeno al cervello rendendolo più attivo.

7. ASCOLTARE LA MUSICA

Ascoltare la musica fa dilatare le pupille, aumenta la pressione sanguigna e contribuisce a svegliarci.

Sicuramente siamo di fronte a proposte alternative piuttosto interessanti, ma nonostante questo perché abbandonare il caffè? Insomma, si possono comunque seguire questi sette punti senza necessariamente rinunciare alla nera bevanda perché, ammettiamolo, il caffè non è per noi italiani solo un mero metodo di risveglio, ma un momento topico, magari da condividere con la famiglia prima di una giornata lavorativa o scolastica. Indica che un’altra giornata sta cominciando e che, grazie al caro e buon vecchio espresso, la si può affrontare al massimo sin dal risveglio!

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Anno Nuovo, Vita Nuova! Duemilaediciassette.

Gen 01

Un Felice 2017 a Tutti Noi!anno 2017

Eccoci arrivati al primo dell’anno!! Buoni propositi? Non averne, porta sfiga! Piuttosto meglio fare giorno per giorno il più possibile per migliorarsi e gestire i propri giorni con il massimo rendimento…

credi in te stesso!!

Possiamo fare un programma giornaliero, settimanale, mensile, annuale… ma mai vale quanto la cosa che si fa adesso nell’immediato! Non ti va di fare il tuo dovere? Cerca di fare qualcosa che ti dia la stessa soddifazione che ti avrebbe dato superare ciò che avresti dovuto fare… dopo di che, procedi a fare il tuo dovere! Per esempio: devi studiare una materia che non ti va proprio di studiare… prendi prima qualcosa (anche che non sia del tuo corso di studi) e studia quella che ti interessa! Dopo ciò, non appena hai finito quel po’ che ti sei preposto, prendi quel che dovevi fare dopo cinque minuti di pausa e fallo! Oppure se devi eseguire un progetto e ti senti stanco, fai qualcosa di piacevole, sapendo che ad un certo orario dovrai cominciare a fare il progetto lavorativo e ti è stato preposto!

“Oh Lory… mi sembra troppo facile detta così, Lò!”

Lo so bene che non lo è, ma ti assicuro che quando la tua mente legge o fa qualcosa di piacevole, o anche quando fai un’attività sportiva che ti impegna un’oretta, dopo, questa ti ringrazierà (con i fatti e non con le parole :p ) e sarà pronta a lavorare con molto meno stress che in precedenza come se avesse fatto una vacanza! Cerca sempre di farti venire un’idea per “mandare in vacanza” il tuo cervello, e dopo buttati a capofitto nei tuoi doveri, che ti daranno enormi soddisfazioni!!

Un felice anno nuovo a tutti NOI!! <3

Il mio lavoro dovrà essere ‘solo mio’. Non necessariamente a tempo indeterminato. ©*LorySmile*

Articolo di ©*LorySmile*

 

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