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Pierpaolo Pasolini: il mistero della sua morte.

Ago 02

Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo1922 – Roma, 2 novembre1975) è stato un poeta, scrittore, regista, sceneggiatore, attore, paroliere, drammaturgo e giornalista italiano, considerato tra i maggiori artisti e intellettuali del XX secolo. Culturalmente versatile, si distinse in numerosi campi, lasciando contributi anche come pittore, romanziere, linguista, traduttore e saggista, non solo in lingua italiana, ma anche friulana.

Pier Paolo Pasolini firma

Firma di Pasolini

Attento osservatore dei cambiamenti della società italiana dal secondo dopoguerra sino alla metà degli anni settanta, suscitò spesso forti polemiche e accesi dibattiti per la radicalità dei suoi giudizi, assai critici nei riguardi delle abitudini borghesi e della nascente società dei consumi, come anche nei confronti del Sessantotto e dei suoi protagonisti. Il suo rapporto con la propria omosessualità fu al centro del suo personaggio pubblico.

Quelle che seguono e precedono sono tutte informazioni prelevate (copiate ed incollate) da Wikipedia, non sono di mia proprietà ma di chi le ha scritte sul portale Wikipedia. Qui riporto solo quel che riguarda il mistero della sua morte. Per le opere e la vita, delle quali siamo in molti a conoscenza, vi porgo alla fine dell’articolo il link su Wikipedia. Continua…

« La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui. Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un’epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. »
(Alberto Moravia)

Il mistero della morte.

Nella notte tra il 1º e il 2 novembre 1975 Pasolini fu ucciso in maniera brutale: percosso e travolto dalla sua stessa auto sulla spiaggia dell’Idroscalo di Ostia, località del Comune di Roma. Il cadavere massacrato venne ritrovato da una donna alle 6 e 30 circa; sarà l’amico Ninetto Davoli a riconoscerlo. Dell’omicidio fu incolpato Pino Pelosi di Guidonia, di diciassette anni, già noto alla polizia come ladro di auto e “ragazzo di vita”, fermato la notte stessa alla guida dell’auto del Pasolini. Pelosi affermò di essere stato avvicinato da Pasolini nelle vicinanze della Stazione Termini, presso il Bar Gambrinus di Piazza dei Cinquecento, e da questi invitato sulla sua vettura (un’Alfa Romeo 2000 GT Veloce) dietro la promessa di un compenso in denaro.

Dopo una cena offerta dallo scrittore, nella trattoria Biondo Tevere nei pressi della Basilica di San Paolo, i due si diressero alla periferia di Ostia. La tragedia, secondo la sentenza, scaturì a seguito di una lite per pretese sessuali di Pasolini alle quali Pelosi era riluttante, degenerata in un alterco fuori dalla vettura. Il giovane venne minacciato con un bastone del quale poi si impadronì per percuotere Pasolini fino a farlo stramazzare al suolo, gravemente ferito ma ancora vivo. Quindi Pelosi salì a bordo dell’auto dello scrittore e travolse più volte con le ruote il corpo, sfondandogli la cassa toracica e provocandone la morte. Gli abiti di Pelosi non mostrarono tracce di sangue. Pelosi venne condannato in primo grado per omicidio volontario in concorso con ignoti e il 4 dicembre del 1976 con la sentenza della Corte d’Appello, pur confermando la condanna dell’unico imputato, riformava parzialmente la sentenza di primo grado escludendo ogni riferimento al concorso di altre persone nell’omicidio.

Due settimane dopo il delitto apparve un’inchiesta su L’Europeo con un articolo di Oriana Fallaci, che ipotizzava una premeditazione e il concorso di almeno altre due persone. Un giornalista di quel giornale ebbe alcuni colloqui con un ragazzo che, tra molte esitazioni ed alcuni momenti di isteria, avrebbe dichiarato di aver fatto parte del gruppo che aveva massacrato il poeta; il giovane tuttavia, dopo una iniziale collaborazione avrebbe rifiutato di proseguire oltre o fornire altre informazioni, dileguandosi dopo aver lasciato intendere di rischiare la vita confessando la propria partecipazione e concludendo che non sarebbe stata intenzione del gruppo uccidere il poeta, ma che si sarebbe trattato di una rapina degenerata, concludendo je volevamo solà er portafoglio (“volevamo rubargli il portafoglio). Diversi abitanti delle numerose abitazioni abusive esistenti in via dell’Idroscalo confidarono in seguito alla stampa di aver sentito urla concitate e rumori – indizio della presenza di ben più di due persone sul posto – ed invocazioni disperate di aiuto da parte del Pasolini la notte del delitto, ma senza che alcuno fosse intervenuto in suo soccorso. Sembra che la zona non fosse ignota al Pasolini, che già varie volte vi si era recato con altri partner e addirittura, stando a quanto la Fallaci affermò, avrebbe talvolta affittato per qualche ora una delle abitazioni del posto per trascorrervi momenti di intimità.

Nella sua biografia su Pasolini Enzo Siciliano sostiene che il racconto dell’imputato presentava delle falle perché il bastone di legno – in realtà, una tavoletta di legno utilizzata precariamente per indicare il numero civico e l’abitazione di una delle baracche – a lui sembrava marcita per l’umidità e troppo deteriorata per costituire l’arma contundente che aveva causato le gravissime ferite riscontrate sul cadavere del poeta e rimarcando l’impossibilità, per un giovane minuto come il Pelosi, di sopraffare un uomo agile e forte come Pasolini senza presentare né tracce della presunta lotta, né macchie di sangue sulla sua persona o sugli indumenti.

Il film Pasolini, un delitto italiano, di Marco Tullio Giordana, uscito nel ventennale del delitto, è sceneggiato come un’inchiesta e arriva alla conclusione che Pelosi non fosse solo. Lo stesso Giordana però ha precisato, in un’intervista al Corriere della Sera, che non intendeva sostenere a tutti i costi la matrice politica nel delitto. Ha dichiarato inoltre di non escludere altre possibilità, per esempio quella di un incontro omosessuale di gruppo degenerato in violenza.

Pelosi, dopo aver mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza per trent’anni, fino al maggio 2005, a sorpresa, nel corso di un’intervista televisiva, ha affermato di non essere l’esecutore materiale del delitto di Pier Paolo Pasolini, e ha dichiarato che l’omicidio era stato commesso da altre tre persone, giunte su una autovettura targata Catania, che a suo dire parlavano con accento “calabrese o siciliano” e, durante il massacro, avrebbero ripetutamente inveito contro il poeta gridandogli ” jarrusu (termine gergale siciliano, utilizzato in senso dispregiativo nei confronti degli omosessuali). E infatti, era giunta a suo tempo alle autorità una lettera anonima in cui si affermava che, la sera della morte di Pasolini, la sua auto era stata seguita da una Fiat 1300 targata Catania di cui erano indicate le prime quattro cifre, ma nessuno si preoccupò mai di effettuare una verifica presso il Pubblico Registro Automobilistico (PRA). Pelosi ha poi fatto i nomi dei suoi presunti complici solo in un’intervista del 12 settembre 2008 pubblicata sul saggio d’inchiesta di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza “Profondo Nero” (Chiarelettere 2009). Ha aggiunto inoltre di aver celato questa rivelazione per timore di mettere a rischio l’incolumità della propria famiglia ma di sentirsi adesso libero di poter parlare, dopo la morte dei genitori.

Pier Paolo Pasolini Funerale Citti BerlinguerA trent’anni dalla morte, assieme alla ritrattazione di Pelosi, è emersa la testimonianza di Sergio Citti, amico e collega di Pasolini, su una sparizione di copie dell’ultimo film Salò e su un eventuale incontro con dei malavitosi per trattare la restituzione. Sergio Citti morì per cause naturali alcune settimane dopo.

Un’ipotesi molto più inquietante

lo collega invece alla “lotta di potere” che prendeva forma in quegli anni nel settore petrolchimico, tra Eni e Montedison, tra Enrico Mattei e Eugenio Cefis. Pasolini, infatti, si interessò al ruolo svolto da Cefis nella storia e nella politica italiana: facendone uno dei due personaggi “chiave”, assieme a Mattei, di Petrolio, il romanzo-inchiesta (uscito postumo nel 1992) al quale stava lavorando poco prima della morte. Pasolini ipotizzò, basandosi su varie fonti, che Cefis alias Troya (l’alias romanzesco di Petrolio) avesse avuto un qualche ruolo nello stragismo italiano legato al petrolio e alle trame internazionali. Secondo autori recenti e secondo alcune ipotesi suffragate da vari elementi, fu proprio per questa indagine che Pasolini fu ucciso.

Altri collegano la morte di Pasolini alle sue accuse a importanti politici di governo di collusione con le stragi della strategia della tensione. Walter Veltroni il 22 marzo 2010 ha scritto al Ministro della Giustizia Angelino Alfano una lettera aperta, pubblicata sul Corriere della sera, chiedendogli la riapertura del caso sottolineando che Pier Paolo Pasolini è morto negli anni settanta, “anni cui si facevano stragi e si ordivano trame”. Nel 2010, l’avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini hanno ricordato che I proprietari della trattoria Biondo Tevere, di cui Pasolini era cliente abituale, furono sentiti pochissime ore dopo l’identificazione del corpo ed entrambi descrissero il giovane con cui Pasolini s’era presentato la sera del delitto come alto almeno 1,70 e forse di più, con capelli lunghi e biondi, pettinati all’indietro, ovvero completamente diverso da Pelosi, che era poco più di 1.60 cm., tarchiato e con folti capelli neri e ricci, secondo la moda dell’epoca. Hanno anche raccolto la dichiarazione di un nuovo testimone, cosa che ha aperto ulteriori indagini che però sono state definitivamente archiviate all’inizio del 2015. Le nuove indagini non hanno portato infatti a nulla di nuovo rispetto alla sentenza, se non ad alcune tracce di Dna sui vestiti dello scrittore. Tracce però di impossibile attribuzione e impossibili da collocare temporalmente, se durante il delitto o nei giorni precedenti.

« Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza. »
(Pier Paolo Pasolini – Ultima sua intervista, concessa poche ore prima di morire.[186])

Molti intellettuali sostengono la verità giudiziaria, o comunque non credono a complotti. Si tratta di scrittori e amici di Pasolini che ritengono inattendibile, per molti motivi, la ritrattazione di Pelosi a distanza di trent’anni. In linea generale, sono gli stessi che rifiutano la lettura politica militante delle opere di Pasolini e l’immagine edulcorata del personaggio che porta a farne “un santo e un martire”. Essi privilegiano, invece, una chiave interpretativa dell’uomo e dell’opera legata alla sua particolare omosessualità, vissuta senza fermarsi di fronte a pratiche estreme e violente, anche con i minori.

Sono le basi da cui partono Edoardo Sanguineti (che definisce il suo comportamento “suicidio per delega”), Franco Fortini e il curatore dell’opera omnia Walter Siti per sostenere che in generale la sua scrittura presenta un forte contenuto autobiografico e che in particolare alcune opere sono una sorta di autobiografia originata da una tendenza sadomasochista votata all’autodistruzione.

Sono le stesse basi che utilizzano Nico Naldini, cugino di primo grado di Pier Paolo Pasolini, anch’egli omosessuale, poeta e scrittore, nonché suo collaboratore in tutti i film, e Marco Belpolitiper dire che con le teorie del complotto si manifesta la resistenza della sinistra e di alcuni amici ad accettare la particolare omosessualità dello scrittore riducendola a una sorta di vizietto, una pratica privata di cui non si deve parlare, mentre costituirebbe la sostanza su cui egli ha fondato la propria opera e la propria critica della società. Naldini, che definisce le teorie del complotto “bufale che si inseguono e che si divorano l’un l’altra”, e “delirio che continua da molti anni e non è ancora del tutto passato”, nel suo libro “Breve vita di Pasolini”, scrive che l’attrazione per quel tipo di ragazzi gli faceva perdere il senso del pericolo. Un senso che avrebbe invece dovuto tenere ben presente, vista anche la sua costituzione fisica minuta (era alto 1,69 cm e pesava 59 kg.) che lo portava a essere facile oggetto di lesioni, anche da parte di ragazzi.

Pier Paolo Pasolini - Veltroni - AdornatoPer diversi motivi, tra cui il fatto che lo scrittore, da tempo, aveva adottato il sadomasochismo, anche con rituali feticistici (le corde per farsi legare e così immobilizzato in una sorta di scena sacrificale farsi percuotere fino allo svenimento), Naldini ritiene che abbiano ragione coloro che dicono che, suo cugino, in fondo, sia in parte fautore del suo stesso destino. La sua morte è spiegata dal fatto che viveva una vita violenta: per questo egli pensa che sia allo stesso tempo tragico e ridicolo volerlo trasformare in una specie di santo laico.

Anche per il critico Giancarlo Vigorelli, scopritore di Pier Paolo Pasolini sin da quand’era un poeta adolescente, si tratta di omicidio omosessuale. Egli considerava Pasolini un uomo pieno di contraddizioni non tanto perché cercasse il sesso occasionale, ma per la violenza, “per il modo bestiale in cui si consumava durante nottate di violenza che non comprendevo. Fino alle sette di sera era una persona, dopo era tutt’altra… a me gelava il sangue quando lo vedevo il giorno dopo le sue avventure notturne pieno di graffi e lividi”.

Ferdinando Camon, la cui prefazione dei primi libri è stata scritta da Pasolini, afferma che lo scrittore è morto come ha rischiato tante volte di morire. Egli sostiene che le teorie del complotto rispondono al desiderio di alcuni amici di Pasolini di mondarlo dalla morte per omosessualità, vissuta anche comprando minorenni, per consegnarlo alla storia come morto per antifascismo. L’amico pittore Giuseppe Zigaina rievoca le circostanze della scomparsa di Pasolini in un suo saggio. Dal confronto con la simbologia presente in gran parte delle sue opere egli sostiene che Pasolini ha «progettato per quindici anni la sua morte».

Sulle stesse posizioni, contro le teorie del complotto, si trovano anche Guido Santato, studioso di Pasolini, e l’italianista Bruno Pischedda il quale aggiunge che queste teorie sono anche un tentativo di preservarne la statura di vate, un modo per custodire un’immagine mitica, consacrata, ponendola fuori e al di sopra di qualsiasi giudizio. Anche se la tendenza a credere nelle teorie del complotto, secondo Pierluigi Battista, prescinde dalla storia personale dello scrittore, e deriva dal fatto che “i gialli sono sempre più avvincenti della piattezza delle trame realistiche”.

Un altro cronista che non ha mai creduto alla tesi del complotto neofascista è Massimo Fini: nel 2015, in occasione dei quarant’anni dell’omicidio, ricordò che quella teoria fu innescata da Oriana Fallaci (sua collega all’Europeo) dopo aver sfogliato alcune riviste dal parrucchiere e aver raccolto dei boatos in quel senso, e che successivamente fu ripresa dai grossi intellettuali (tra cui Umberto Eco e Alberto Moravia), poiché negli anni settanta «attribuire ogni nefandezza ai fascisti era uno sport nazionale, tanto più facile perché […] i fascisti erano scomparsi, e tutti, dal sociologo paraculo del Corriere della Sera, al Corriere stesso, ai democristiani, a chi scriveva manuali di cucina, ma, beninteso, sempre in “ottica rivoluzionaria”, all’ultima cocotte erano diventati di sinistra» e poiché non volevano accettare che Pasolini fosse morto «cercando di infilare un bastone nel culo al diciassettenne Pino la rana» Fini aggiunse che Pasolini era solito recarsi in zone periferiche e malfamate, come il quartiere Pigneto, per incontrare i «ragazzi di vita» e comportarsi in maniera sadica con loro, dal momento che quella era la sua zona d’ombra e all’idroscalo Lido di Roma incontrò un ragazzo che si ribellò a una certa richiesta.

A prescindere dai fatti e dalle responsabilità che hanno condotto alla sua morte, la fine di Pasolini sembra essere emblematica, al punto che la sua morte è stata paragonata a quella di Caravaggio:

« Secondo me c’è una forte affinità fra la fine di Pasolini e la fine di Caravaggio, perché in tutt’e due mi sembra che questa fine sia stata inventata, sceneggiata, diretta e interpretata da loro stessi. »
(Federico Zeri.)

Su Wikipedia potrete trovare tutto quel che riguarda la vita e le opere di Pier Paolo Pasolini, vi consiglio di leggere la sua (nonostante tutto) entusiasmante vita non all’ombra, ma alla luce degli occhi di tutti. Pasolini è stato uno dei più grandi esponenti di quegli anni, macchiare la sua vita e le sue opere per il mistero della sua morte non ne vale la pena. Alla prossima notizia 😉 ! (c) *LorySmile*

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Einstein, Carroll… e l’indovinello.

Lug 24

L’indovinello di Einstein-Carroll

Da decenni questo indovinello viene attribuito ad Albert Einstein, alcuni invece sostengono che fu inventato da Lewis Carroll. Solo una persona su 50 riesce a risolverlo senza usare carta e penna. Siete capaci di risolverlo?

Da decenni questo indovinello viene attribuito ad Albert Einstein, padre della Teoria della Relatività, alcuni invece sostengono che fu inventato da Lewis Carroll, scrittore, matematico, fotografo e logico britannico. Solo una persona su 50 riesce a risolverlo senza usare carta e penna. Siete capaci di risolvere l’indovinello di Einstein-Carroll?

einsteinCi sono 5 case di differenti colori, disposte in fila. In ogni casa vive una persona con una nazionalità diversa. I cinque inquilini bevono un certo tipo di bevanda, fumano una certa marca di sigari e hanno ciascuno un diverso genere di animale domestico. Nessuno beve la stessa bevanda, fuma la stessa marca di sigari o possiede lo stesso genere di animale.

Inoltre:
1. L’inglese vive nella casa rossa;
2. Lo svedese ha un cane;
3. Il Danese beve tè;
4. La casa verde è alla sinistra di quella bianca;
5. Chi vive nella casa verde beve caffè;
6. Chi fuma Pall Mall alleva uccelli;
7. Il proprietario della casa gialla fuma Dunhill;
8. L’inquilino della casa centrale beve latte;
9. Il norvegese vive nella prima casa;
10. Chi fuma Blends vive vicino a chi tiene i gatti;
11. Chi ha il cavallo vive vicino a chi fuma Dunhill;
12. Chi fuma Bluemasters beve birra;
13. Il tedesco fuma Prince;
14. Il norvegese vive vicino alla casa blu;
15. Chi fuma Blends vive vicino a chi beve l’acqua

La domanda è: Quale inquilino è proprietario del pesce?

Se proprio non ci riuscite o se siete troppo pigri, ecco a voi la soluzione dell’indovinello:
Se siete troppo pigri anche per guardare il filmato vi daremo noi la soluzione:
einstein
L’inquilino che possiede il pesciolino è il tedesco! Se volete sapere come si giunge a tale conclusione mettete la pigrizia da parte e guardare il filmato qui sopra.
(Grazie a Antonio Piazzolla che ha scritto questo articolo)
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Blue Whale: esiste, denunciate e bloccate i link.

Mag 31

blue whaleEsiste il Blue Whale ed è una cosa orribile che tante ragazzine e ragazzini vengano adescati da un fantomatico “curatore” 😡 malvagio… ditemi se questa non è un’altra forma di terrorismo ! Bloccate certi link e denunciate!!!

Comunque invece di quelle mortali 50 regole, dovreste farvene delle vostre POSITIVE E BELLE… 50 regole di VITA e dettate da voi, non 50 regole di morte dettate da un estraneo maligno e assassino!

©*LorySmile* #LorySmile

lorysmile.altervista.org

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Lavoro: le posizioni piú richieste sono…

Mag 01

come guadagnare online lavoroLavoro. Le professioni del futuro sono sul Web, vediamo insieme quali sono le nuove figure professionali.

Community Manager

Crea e contribuisce a potenziare le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’organizzazione committente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online.

Web Project Manager

E’ un project manager specializzato in ambito Web che gestisce quotidianamente il progetto in maniera efficace, con lo scopo di conseguire gli obiettivi del progetto concordati con la committenza.

Web Account Manager

Ha il compito di tradurre i bisogni dei clienti in obiettivi che l’organizzazione si pone. In particolare, gestisce le trattative e le relazioni di business per favorire la vendita di prodotti e/o servizi in internet e ha la responsabilità di raggiungere i target di vendita e mantenere i margini.

User Experience Designer

Ha il compito di integrare i requisiti dell’utente, i requisiti dell’applicazione, i vincoli di accessibilità e di usabilità in una interfaccia visuale e in un modello di interazione il più possibile uniforme e integrato.

Business Analyst

Ha il compito di analizzare e definire i flussi dei processi di business: è esperto in materia/dominio in cui si deve essere sviluppato il prodotto web, deve garantire l’integrità della soluzione e l’allineamento con le necessità di business.

DB administrator

Definisce, progetta e ottimizza la struttura delle banche dati. Garantisce la sicurezza del database curando l’implementazione di adeguate policy di backup e recovery di dati.

Search Engine Expert

Si occupa nelle varie fasi del progetto del supporto e della verifica dei risultati inerenti il posizionamento sui motori di ricerca, impartendo le regole di relativa ottimizzazione.

Opportunità di lavoro

Ma le offerte di lavoro non mancano per gli artigiani e i professionisti del Food: Wine Specialist e Sommelier, Food Manager e Agricoltori. Ma le richieste sono numerose anche per giardinieri, estetisti, parrucchieri, beauty consultant. Proposte lavorative anche nel campo della Sanità in particolare per infermieri, e nel mondo dell’istruzione, richiesta di docenti in molti ambiti.

In sintesi è vero che il digitale e la tecnologia avanzano e creano nuovi posti di lavoro, ma in Italia non mancano le richieste di professioni slegate dai nuovi processi tecnoligici. #dalWeb

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Filosofia: la regola, la scienza della vita umana.

Gen 22

filosofiaLa filosofia, che non è una disciplina astratta, è la regola, la scienza della vita umana; essa per propria natura è unita, è legata, s’identifica con la stessa vita dello spirito umano di cui studia l’origine, la natura ed il fine: dove vi è la filosofia, vi è la vita e dove vi è la vita, vi è la filosofia; di qui il detto « vivere est philosophari » e non « primum vivere deinde philosophari ». Filosofia e vita sono connaturate alla stessa essenza dell’uomo, come essere e ragione sono intimamente uniti: « la filosofia non è qualcosa di avulso dalla vita nella sua concretezza, ma è anzi la vita stessa »; « una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta ».

L’uomo è filosofo per natura, ha innato il desiderio di sapere; egli, in quanto dotato di ragione, si vuol dare spiegazione completa delle cose e degli esseri, di tutta la realtà. La filosofia si è iniziata il giorno in cui l’uomo (per essere prima filosofo che scienziato) ebbe coscienza di sé, cioè quando si diede a pensare, a riflettere di fronte alle manifestazioni della natura, a meditare e risolvere i problemi più importanti della vita pratica, della vita concreta, a spiegarsi i vari e assillanti « perché » della sua vita, quindi il desiderio di sapere è antico quanto l’umanità. L’uomo, per il fatto che è uomo, è già potenzialmente filosofo; egli per natura desidera spiegarsi cose e fatti, desidera conoscere per agire ed agire per conoscere.

Una eventuale rinuncia a fare della filosofia, comporterebbe per l’uomo rinunciare ad un vivo bisogno, a vivere consapevolmente nel proprio periodo, a non aver coscienza dei problemi della vita umana, ad accettare quanto in parte dicono le singole scienze. La filosofia influisce talmente sull’orientamento, sul comportamento della civiltà della vita degli uomini, da far dire: « ditemi che filosofia segue, ed io vi faccio la storia di un individuo, di una nazione » per cui, è errata l’affermazione del diffuso aforisma, secondo cui la filosofia è quella cosa con la quale e senza la quale si resta tale e quale, è errata la considerazione della gente comune di ritenere il filosofo come l’essere che vive fuori della quotidiana realtà (considerazione desunta dal racconto di Aristofane secondo cui Talete per guardare le stelle cadde in un fosso).

Nel corso dei secoli è stato scritto sulla filosofia: da Fiatone: « è la scienza che cerca ciò che è costante nelle mutazioni, l’universale nei particolari, l’unità nelle molte cose », da Aristotele: « tutti gli uomini per istinto di natura desiderano di sapere… noi allora notiamo di avere la scienza di una cosa, quando stimiamo di conoscere le cause »; da Epicuro: « chi dice che non è ancora tempo di filosofare, è simile a colui il quale dice che non ancora è giunto il tempo per godere di una vita beata »; da Piotino: « è la cosa più nobile »; da Seneca: « la natura ci ha elargito un intelletto avido di sapere »; da Cicerone: « è la scienza delle cose divine e umane, rerum divinarum humanarumque »; « meglio vivere un giorno di filosofia che tutta un’immortalità da dissennato »; da S. Tommaso: « è l’aspirazione a conoscere, per mezzo delle cause, le cose esistenti e possibili e i loro rapporti più intimi e lontani »; « sapientis est altissimas causas considerare »; da Cartesio: « insegna a ben ragionare »; da Berkeley: « lo studio della sapienza e della verità »; da Wolff: « la scienza di tutte le cose possibili e del come e del perché sono possibili »; da Kant: « la scienza degli ultimi fini della intelligenza umana »; da Rosmini: « la scienza delle ragioni ultime, cioè delle risposte soddisfacenti che l’uomo da agli ultimi perché »; da Comte: « è la regina di tutte le scienze perché le dirige tutte »; da Spencer: « è la conoscenza nel suo più alto grado di generalità »; «la scienza completamente unificata»; da B. Spaventa: «l’ultima e più chiara espressione della vita di un popolo »; da Bonatelli: « si ha la filosofia quando si penetra fino al midollo della cosa, quando si arriva a quelle verità, trovate le quali, la ragione non ha più altro da chiedere »; da Gentile: « ha tale natura da investire tutta la personalità e compenetrare di sé tutta la cultura »; da Wundt: « l’acquisizione di una concezione generale del mondo e della vita, che soddisfi alle esigenze della ragione e del cuore »; da Windelhand: « è la scienza critica dei valori universali »; da Whitehead: « fornisce una spiegazione organica dell’universo ».

Tutti gli uomini, in quanto dotati di ragione, desiderano sapere, si pongono la soluzione dei fondamentali problemi, filosofano; homo naturaliter scire desiderai. Però non tutti gli uomini riescono a spiegare in modo chiaro, preciso ed esauriente i vari problemi che si presentano alla loro considerazione, di qui la distinzione del filosofo comune dal filosofo di professione. Mentre il filosofo comune, volgare, dilettante affronta i fondamentali e generali problemi del mondo, di se stesso e di Dio con il senso comune, in forma inconscia e saltuaria, con mente primitiva, in modo pratico, vago e superficiale, e si limita alla constatazione dei fatti, il filosofo di professione, il ragionatore, il filosofo propriamente detto, inteso in senso stretto, tratta i problemi della natura, dell’anima e di Dio in modo razionale, riflessivo, con vera capacià intellettuale, con intento e con attenzione, al fine di indagare sulle cause ultime, sui supremi principi dell’essere, del conoscere e dell’operare, di ricercare nella molteplicità delle cose un principio unificatore, di ottenere una visione integrale, profonda e totale della realtà.

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Anno Nuovo, Vita Nuova! Duemilaediciassette.

Gen 01

Un Felice 2017 a Tutti Noi!anno 2017

Eccoci arrivati al primo dell’anno!! Buoni propositi? Non averne, porta sfiga! Piuttosto meglio fare giorno per giorno il più possibile per migliorarsi e gestire i propri giorni con il massimo rendimento…

credi in te stesso!!

Possiamo fare un programma giornaliero, settimanale, mensile, annuale… ma mai vale quanto la cosa che si fa adesso nell’immediato! Non ti va di fare il tuo dovere? Cerca di fare qualcosa che ti dia la stessa soddifazione che ti avrebbe dato superare ciò che avresti dovuto fare… dopo di che, procedi a fare il tuo dovere! Per esempio: devi studiare una materia che non ti va proprio di studiare… prendi prima qualcosa (anche che non sia del tuo corso di studi) e studia quella che ti interessa! Dopo ciò, non appena hai finito quel po’ che ti sei preposto, prendi quel che dovevi fare dopo cinque minuti di pausa e fallo! Oppure se devi eseguire un progetto e ti senti stanco, fai qualcosa di piacevole, sapendo che ad un certo orario dovrai cominciare a fare il progetto lavorativo e ti è stato preposto!

“Oh Lory… mi sembra troppo facile detta così, Lò!”

Lo so bene che non lo è, ma ti assicuro che quando la tua mente legge o fa qualcosa di piacevole, o anche quando fai un’attività sportiva che ti impegna un’oretta, dopo, questa ti ringrazierà (con i fatti e non con le parole :p ) e sarà pronta a lavorare con molto meno stress che in precedenza come se avesse fatto una vacanza! Cerca sempre di farti venire un’idea per “mandare in vacanza” il tuo cervello, e dopo buttati a capofitto nei tuoi doveri, che ti daranno enormi soddisfazioni!!

Un felice anno nuovo a tutti NOI!! <3

Il mio lavoro dovrà essere ‘solo mio’. Non necessariamente a tempo indeterminato. ©*LorySmile*

Articolo di ©*LorySmile*

 

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