E si, proprio così... Siciliana Sugnu ^c^ !!!!!
SOMMARIO:
I misteri del castello di Milazzo
Mi sembrava doveroso parlare un po' della mia terra... così ho girato il web per arricchire le mie conoscenze sulla storica città di Milazzo... anche se io abito in una sua piccola frazione periferica.
La città oggi
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Ecco la mappa della città: |
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Alcuni cenni storici
| - Milazzo nel "quaternario" non c’era, ma verso il 400.000 a.C. il promontorio emerse, come per incanto, dal mare, a seguito pare di movimenti tellurici, fino a raggiungere l’elevazione di 88 metri dal livello del mare. La piana si formò intorno al 140.000 a.C. |
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- L'uomo compare a Milazzo nel 4.500 a.C.; è un uomo evoluto, che sa navigare ed abita al Capo (l'estrema punta del Promontorio), acquista ossidiana a Lipari e fabbrica utensili. Altri insediamenti umani si ebbero nell'area del Castello e della Piana, ma qui inondazioni tra il 3.500 ed il 2.500 spazzarono tutto. |
| - A Vaccarella, invece, si sono ritrovati resti di una Civiltà del Bronzo, datata 1850 a.C. e così pure altri resti ancora sotto il Castello, dove le civiltà di allora umavano i cadaveri in pythos, cioè grandi vasi, su cui ponevano una protezione di muratura. |
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- Nell’età del ferro compaiono i Siculi, che bruciano i morti e pongono le loro ceneri in recipienti di terracotta. Essi riescono a commerciare perfino con la Grecia, da dove importano vasi che si trovano ancora nelle loro necropoli. Ma nel VI secolo le popolazioni greche di Messina, dopo Rometta e Monforte, invadono Milazzo e la trasformano in una loro fortezza. Milazzo, dopo questo disastro non si solleva più fino a quando non giungono da noi gli Arabi. |
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- Nel periodo della dominazione Romana i Milazzesi, facendo parte della città stato di Messina, godono dei diritti politici di Cittadini Romani e quindi sono esenti dal pagamento della decima. Si ricorda che nelle acque di Milazzo, davanti all’attuale Raffineria, Caio Duilio sconfisse i Cartaginesi . E successivamente Marco Agrippa vinse in aspra battaglia la flotta di Sesto Pompeo. |
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- Nel periodo Arabo si rammenta di un’altra battaglia tra Arabi e Bizantini , dopodicchè gli Arabi si stanziarono a Milazzo definitivamente ed edificarono il Castello, che comprendeva il Maschio col suo grande torrione ed otto torri. |
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- Nel periodo di dominazione Normanna il Castello venne modificato da Riccardo Lentini e tenuto in buone condizioni, come da un documento di Federico II di Svezia. |
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- Nel periodo aragonese, sotto Giacomo e Federico II d’Aragona Milazzo fu la sede dei due Sovrani a governarla. In questo periodo si racconta del meraviglioso parco di re Giacomo. Nel 1456 il Castello venne fortificato con la Cinta di Mura Spagnola. |
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- Infine, nel periodo Garibaldino si ebbe la battaglia di Milazzo tra Garibaldi ed i Borboni, comandati dal generale Bosco. Da qui i Borboni persero la Sicilia e Milazzo. |
Milazzo è anche terra di Santi
San Papino
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Si trovano a Milazzo le Chiese del SS. Crocefisso, a S. Papino, con il Crocefisso miracoloso di Frate Umìle da Pietralia, che lacrimò il 15 Aprile del 1798; del Miracolo della lacrimazione esistono documenti notarili depositati; testimoni del fatto furono il Cap. Comandante del corpo di Artiglieria, il sig. Francesco Catanzaro, Regio Proconservatore, il Regio Barone Giovanbattista Lucifero ed altri... Il racconto dell'evento soprannaturale viene riportato dall'arciprete di Milazzo, Pietro Pellegrino, in un "consulto" datato 23/6/1978 e riportato nel volumetto "La lacrimazione del SS.Crocifisso di S.Papino nel secondo centenario", curato dal prof. Antonino Micale. La storia vuole che da tre mesi a Milazzo vi fosse siccità, per cui i fedeli si rivolsero all'Altissimo, impetrando il dono della pioggia. In tale occasione il Crocefisso Miracoloso di S.Papino, di cui alla foto, accordò la grazia agognata.... "Appena fu rimosso dal sacro parate comparve subito il prodigio con essersi turbato l'aere.." ..e ancora: " nell'ora vespertina tutti i presenti videro bagnarsi con lacrime l'occhio destro".
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San Francesco da Paola
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Inoltre visse ed operò a Milazzo S.Francesco da Paola, famoso per la sua bontà, umiltà e zelo e per la sua fede nel Signore che gli consentì di operare il Miracolo del passaggio dello Stretto di Messina solcando le onde turbolente del mare sul suo stesso mantello, in compagnia di un fraticello di origine milazzese, un certo fra' Maiorana. La festa di S.Francesco, protettore della Gente di Mare, è molto sentita da noi e si celebra la prima domenica di Maggio; a questa segue la Festa della "Berrettella", nella quale una reliquia del Santo (il copricapo) è portata in pellegrinaggio sulle acque del mare antistante il promontorio. |
Sant'Antonio da Padova
Santo Stefano
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Ricordiamo, infine, la festa di S.Stefano Protomartire, Patrono di Milazzo: la tradizione, infatti, vuole che il Santo fosse martirizzato per lapidazione e che una sua reliquia sia stata trovata a Milazzo e custodita presso la Chiesa Madre. |
Leggende: Elena Baele
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Il tempo ha intrecciato leggende e favole mitologiche attorno a Milazzo... Si narra dell'esistenza di una bella e sfortunata fanciulla, una tale Elena Baele, di nobile Casato, vissuta nelle terre del Capo di Milazzo, tra i poderi degli ulivi antichi e le scogliere a picco sul mare... La poverina si era perdutamente innamorata del figlio del campiere, che lavorava alle dipendenze del padre... i due giovani si amavano in segreto ed insieme, essendo due cavallerizzi provetti, facevano lunghe passeggiate tra le splendide scogliere del Capo, là dove Milazzo abbraccia il mare tra le spume e si protende verso le isole Eolie... Ebbene, essendosi il padre della bella giovine accorto di quanto accadeva, pensò bene di congedare la famiglia del ragazzo dalle sue terre, data loro una lauta ricompensa di buonuscita... tuttavia Elena, presa dallo sconforto, non trovando più il suo amato, chiese il permesso di fare una cavalcata, e galoppò col suo destriero fin oltre le scogliere del Capo, lanciandosi nel vuoto dalla rupe e finendo tra le spume di quel mare che aveva da sempre ammirato nell'abbraccio amoroso col suo lui. negli splendidi tramonti della Baia... La leggenda narra che nelle notti d'estate il fantasma della sfortunata giovane cavalchi ancora tra le scogliere in cerca del suo uomo... ma nessun pescatore che la scorge ha paura di lei, anzi si commuove ascoltando i suoi singhiozzi.... |
La mattanza
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A Milazzo l'uomo da sempre ha amato gli elementi e li ha temuti in un riveroso rispetto... basti citare il rito della "Mattanza" dei Tonni, che avveniva nel periodo dell'inizio dell'estate, quando i tonni accorrevano in massa per deporre le uova alla Baia del Tono e del Capo... A fianco vedete le foto del rito che parlano da sole... |
Luigi Rizzo
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Dulcis in fundo… Milazzo ha dato i natali all’Eroe per eccellenza, Luigi Rizzo, l’Affondatore, due volte medaglia d’oro... che la Marina Militare Italiana celebra il 10 Giugno... ma questa è un’altra storia.. e si spera che presto Milazzo possa dare i giusti Onori all'Eroe tramite l'istituzione di un Museo a lui dedicato che contenga i cimeli storici, le lettere del D'Annunzio, le sue divise e così via... |
I misteri del castello di Milazzo
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Il vetusto maniero che ancor oggi si erge maestoso, dominando con la sua mole la nostra ridente piana, ha promosso l’inizio di quella lenta trasfigurazione, che, prendendo l’avvio da storia, è sfociata in leggenda. I suoi mille e più anni di vita, i suoi legami a molteplici destini, a pluralità di vite umane, la sua solitaria e orgogliosa bellezza, tutto in esso ha dato vita a quell’alone di mistero che pian piano è stato intessuto intorno ad esso. Né potremmo mai avere la completa visione di questo edificio così solitario ed allo stesso tempo palpitante di vita, se ad esso non si collegassero i misteriosi meandri che si svolgono al suo interno, immensi sotterranei in cui ancor oggi la fantasia popolare penetra e vive, gli inesplorati passaggi segreti, attraverso i quali fuggirono: un amante segreto, dei prigionieri, i castellani in una cerca di scampo; e poi i maledetti – e pur bramati – tesori, per cui vite umane furono sacrificate e che per tanti anni furono causa di spargimento di sangue. La gabbia. Il 17 febbraio 1928 una squadra di detenuti, che effettuava dei lavori nella spiaggia di ponente sottostante il castello, trovò uno scheletro umano. Allora, la macabra gabbia suscitò vivo interesse da parte di esperti italiani e stranieri tra i quali lo svedese prof. Erik Marjensond, il Dr Gustavo Eler Voinicher che pubblicò in un suo libro: " The cage of the Castle of Milazzo”, London 1961. La gabbia, fabbricata con listelle di ferro, si presentava rozzamente modellata su busto umano, con due distinte appendici corrispondenti agli arti inferiori e con una specie di maschera strozzata all’altezza del collo; in alto aveva un anello. Essa, alta m. 1,60 era affondata nel terreno per circa 30 cm. Il macabro reperto racchiudeva uno scheletro umano privato delle parti inferiori delle gambe, della mano destra e dell’intero avambraccio sinistro. Tutte le ricerche si fecero, principalmente, per risolvere la ragione della stessa e l’appartenenza dello scheletro. Le ricerche si iniziarono in base ad un unico elemento che permise di risalire a tutta la storia, L’indizio fu dato, infatti, da cinque bottoni di metallo rinvenuti con lo scheletro, che recavano la scritta “Enniskilling 27” e sul retro di uno di leggevano le impresse parole “Covent Garden”. Dopo ulteriori ricerche si potè appurare che i bottoni appartenevano all’antica divisa del Britannico 27° Reggimento Reale Enniskilling, che fu di stanza a Milazzo con a capo Sir John Stuart, tra il 1806 ed il 1808. Infatti durante il conflitto anglo-napoleonico, Milazzo era stata considerata la prima tra le piazzeforti della Sicilia. Durante le guerre Napoleoniche, fu la chiave del sistema difensivo ed offensivo nell’isola. Gli Inglesi vi tenevano sempre ingenti forze e gran parte della loro flotta mediterranea. Dopo aver appurato che l’uso della gabbia penitenziaria non era del tutto estraneo alle istituzioni britanniche di quel tempo, e che se ne servivano per esporvi i cadaveri dei giustiziati, a titolo di tremendo monito. Si giunse così alla conclusione che lo scheletro apparteneva ad un disertore e che doveva trattarsi dell’irlandese Andrea Leonard, risultato disertore dagli antichi registri delle matricole del Reggimento Enniskilling. Il disertore fu dunque mutilato e fatto morire lentamente per essere infine rinchiuso nella gabbia e fatto pendere dalla sommità della Torre Saracena. Il nostro fantasma. E come ogni importante Castello, anche quello di Milazzo ha il suo fantasma. Tra le pagine di questo sito, alla pagina su Milazzo, avrete certamente letto della bella e sfortunata Elena Baele, che per amore si uccide lanciandosi dalla rupe de “U sautu Cavaddu”, cioè “Del Salto del Cavallo” ed il cui ectoplasma singhiozzante si aggira tra le scogliere del Capo; nelle notti di luna di marzo, invece, si racconta di un altro ectoplasma che si materializza nei pressi del Castello, aggirandosi tra i torrioni, in bagliori di luce sinistra, che si accompagnano ad un lamento soffocato, come di singhiozzi strozzati in gola. Si tratta del fantasma di una donna, che scoperta tra le braccia del suo Lui, un soldato, inviso ai familiari di Lei perché appartenente a famiglia del popolo, non agiata, venne costretta a farsi monaca di clausura. La poverina, tuttavia, continuò in segreto ad amare il suo uomo, afflitta nell’animo da questo amore che le corrodeva il profondo delle viscere, non essendosi rassegnata. Tuttavia fu nuovamente scoperta e, come estrema punizione, fu sepolta viva tra le mura del Torrione dell’Isola. Sembrerebbe, anche, secondo quanto giurano di riferire gli abitanti del luogo che si tappano nelle loro case, atterritti ed ascoltano attoniti, che altre anime dannate le facciano da corteo, trattandosi con ogni probabilità dei morti non consacrati del piccolo cimitero inglese che è nei pressi. E sempre per restare in tema di morti e di ectoplasmi si narra ancora di un uomo che gira con la testa mozzata in braccio, ma la storia che ora vi narrerò vi farà rabbrividire!! Si dice, infatti, che nella serata della Commemorazione dei Defunti un corteo di donne, a mò di processione furono viste recarsi verso le mura del Castello, salendo dalla Salita dei Cappuccini, cioè dalla parte del lungomare di Levante, a Milazzo, verso il Castello. Ebbene, due donne di Vaccarella, credendo che si trattasse di una processione sacra e di pie donne, decidono di seguire queste ultime, ammantate di scuro, come è costume delle vedove milazzesi e di chi ha perso un proprio congiunto. Le donne di buon passo seguono dunque il corteo che si dirige, a un tratto, dentro i cancelli del cimitero, che si trova appunto sotto le mura del nostro Castello. Con loro sorpresa sentono un torpore impossessarli di loro e si addormentano. L’indomani si ritrovano a dormire sulle tombe dei morti mentre del corteo delle donne ammantate di nero nessuno degli abitanti del luogo sa riferire e questo è un fatto realmente accaduto. CHE BRIVIDI DI PAURA!
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